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	<title>Aleph - Liceo Brocchi Students &#187; racconti a puntate</title>
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	<description>La Web Community degli Studenti del Liceo Brocchi</description>
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		<title>Penne</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 14:37:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hermes Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Numero 2]]></category>
		<category><![CDATA[racconti a puntate]]></category>

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		<description><![CDATA[Eccovi la seconda puntata del racconto “Penne” che avete conosciuto nel primo numero. Buona lettura!
PENNE
di Alessandra Torresan 4CS
“Speak; I am bound to hear.”
W. Shakespeare
-Che pensi?-
-A nulla; oppure a troppe cose: in entrambi i casi non porta a nessun risultato- rispondo io, quasi sussurrando. Scruto quell’uomo dal basso, e riesco sorprendentemente a memorizzare e a perdermi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eccovi la seconda puntata del racconto “Penne” che avete conosciuto nel primo numero. Buona lettura!<br />
PENNE<br />
<strong>di Alessandra Torresan 4CS</strong></p>
<blockquote><p>“Speak; I am bound to hear.”<br />
W. Shakespeare</p></blockquote>
<p>-Che pensi?-<br />
-A nulla; oppure a troppe cose: in entrambi i casi non porta a nessun risultato- rispondo io, quasi sussurrando. Scruto quell’uomo dal basso, e riesco sorprendentemente a memorizzare e a perdermi nelle rughe del suo viso. Non ho mai creduto che una panchina potesse diventare un mondo autonomo, completamente diviso dalla realtà; una dimensione in cui scacciare le paure, sentirsi davvero in compagnia di sé stessi. E invece era successo lì, in quell’istante.<br />
L’aria fatata della vigilia di Natale arrivava alle mie narici come un aroma sensuale. E in quell’atmosfera così particolare l’uomo iniziava a raccontare la sua strabiliante storia, vergando i fogli dei miei pensieri di un inchiostro indelebile che sarebbe rimasto impresso nella mia mente superando i muri temporali della fine ormai vicina.<br />
<span id="more-363"></span>Mi guardi come se tu non sapessi che significa tenere in mano una penna e tracciare lettere sulle righe vuote che mi trovo davanti. Io sostengo il tuo sguardo, e tuttavia esprimo i medesimi pensieri. Nessuno, in fondo, può conoscere la magia che lega lo scrittore alla sua penna. Ma ciò che non sai tu e che cerchi insistentemente nel mio volto è ciò che voglio raccontare. Non ti chiederò di credere a quello che sentirai; solamente ascolta, e porta con te quelle parole.<br />
Osservo quegli occhi neri e profondi e mi perdo nel dedalo dei suoni che escono articolati dalla sua bocca. Ero pronta per l’ultimo viaggio, sulle ali delle parole di un uomo che a pochi centimetri dal mio naso gesticola e parla e sventola la penna stretta in mano come per disegnare scarabocchi nell’aria dicembrina.<br />
-Parla, sono obbligata a sentire- dico, ispirata dall&#8217;autorità della frase shakespeariana.<br />
Tu credi che scrivere sia una scelta. Certo, tutti lo pensano; io stesso, finché non sono stato condannato a farlo. I ricordi sono una malattia inguaribile; quando si vive di sola memoria si è obbligati a trovare una soluzione…Scrivo, scrivo in continuazione e vivo nutrendomi dell’inchiostro delle migliaia di penne che ho consumato. Per quello che ho compiuto la mia pena è rivivere il passato ed ignorare il presente; io che ho abusato del futuro per cercare una ragione alla realtà che vivevo ogni giorno…<br />
Che strano, penso, sentir parlare del futuro. Non c’è domani nella fine. Semplicemente un capolinea nel tempo dell’umanità, un muro invalicabile. Eppure sento lo spessore che l’uomo al mio fianco ripone ancora in questa parola.<br />
Ascolta, solo quello ti chiedo di fare; sollevami dalla mia pena almeno per un attimo.<br />
E io mi ripeto in un sussurro impercettibile Shakespeare: Speak, I am bound to hear.</p>
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		<title>Penne</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 15:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hermes Team</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hermes 2008]]></category>
		<category><![CDATA[Numero 1]]></category>
		<category><![CDATA[racconti a puntate]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Alessandra Torresan 4CS
Anche quest’anno l’Hermes propone la rubrica dei racconti a puntate. Seguitela e leggete attentamente…non vi deluderà!!!
“&#8230;Perchè una realtà non ci fu data e non c&#8217;è; ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere; e non sarà mai una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile…”        [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Alessandra Torresan 4CS</strong><br />
Anche quest’anno l’Hermes propone la rubrica dei racconti a puntate. Seguitela e leggete attentamente…non vi deluderà!!!</p>
<blockquote><p>“&#8230;Perchè una realtà non ci fu data e non c&#8217;è; ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere; e non sarà mai una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile…”              (G.Pirandello)</p></blockquote>
<p>La punta metallica affonda in un mare candido e quieto. La penna scorre fluida sotto gli esperti movimenti sinuosi della mano, sicura di sé, certa del suo fine.                                                                                         Vorrei essere una penna. Una bella, superba Bic blu. Vorrei sapere a cosa sono destinata, quale sia la mia funzione; ed esserne certa, andare a colpo sicuro.                                                                                                      Le lancette scattano improvvisamente: è mezzanotte, ma la metro non accenna il minimo cedimento agli oscuri artifici di Morfeo.</p>
<p><span id="more-168"></span>Un’insospettata folata di lavanda sale lentamente alle narici; una donna sulla quarantina procede senza fretta verso il suo binario. Dolce, riservata, tuttavia pungente ad istanti alterni. Probabilmente una buona baby-sitter. O, chi lo sa, forse solo la moglie di qualche rampollo della grande industria.         Ogni odore racconta qualcosa delle persone: io sono semplicemente diventata brava ad interpretarlo. La stagnante puzza di sudore dell’uomo che ogni tanto mi scruta alzando gli occhi dall’incessante scribacchiare su una minuscola agendina a meno di quindici centimetri di distanza dal mio posto a sedere su questa squallida panchina, suggerisce ad esempio un carattere nervoso, irruento, ma comunque introverso. Una rabbia introspettiva: è questo che stava scaricando sull’innocente pagina dell’agendina; è questo che logorava incessantemente i miei pensieri.      Le ultime ventiquattro ore. Gli ultimi istanti di frenetica e brulicante vita. Altra fragranza: dopobarba al muschio bianco. Altro pensiero, stavolta non una supposizione, ma immagini sfumate dallo scorrere continuo e inesorabile del tempo.                                                                               La boccetta si infrangeva sul pavimento del salotto poche ore prima. Si diffondeva dolciastro e intenso il profumo in tutta la casa, come un’onda anomala che travolge la quiete del fondale. La mano che la stringeva era ancora sospesa a mezz’aria. Immobile, senza vita, maledizione, incapacitata a comprendere la possibilità di movimento e di azione. La voce ovattata dalle casse della vecchia TV arrivava chiara alle mie orecchie e a quelle di mio padre. La fine, semplicemente e drammaticamente era giunta l’ultima ora. Il sole avrebbe romanticamente inglobato in un estremo abbraccio l’intero pianeta.                                   La mia Bic blu scivolava inerte dalla mia mano per ruzzolare sulle stupide formule del libro di chimica.                                                                  Vorrei essere una penna. Vorrei solo questo, mentre osservo malinconica il volto grondante di sudore del mio vicino.</p>
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