EDITORIALE

Mimose e serata con le amiche (magari in un locale che offre strip tease e bei fusti che si mettono in mostra) sembra essere il binomio perfetto per la giornata dell’8 marzo. Molte donne vedono in questa ricorrenza il momento per sfruttare il tempo perso con le amiche e dedicarsi a quello che solitamente non osano fare, ma non è certamente questo lo spirito con cui questa festa è nata. Inizialmente questa giornata era stata istituita negli Stati Uniti per non dimenticare il tragico incendio “Triangle Fire” a New York, avvenuto il 25 marzo 1911, dove morirono più di 140 operaie (in maggioranza immigrate italiane ed ebree). Solo qualche anno dopo moltissime donne russe, in occasione del Movimento della Pace alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, si mobilitarono per protestare e, oltre ad ottenere l’abdicazione dello Zar, riuscirono a conquistare il diritto di voto decidendo di designare così la data fissa della Festa della Donna, che venne poi adottata anche dagli altri Stati (il 23 febbraio secondo il calendario giuliano, in uso allora in Russia, e quindi l’8 marzo secondo il calendario gregoriano).

E’ così normale e naturale per noi donne libere avere questo tipo di diritti che spesso dimentichiamo che solo nel 1945 le donne italiane sono riuscite ad avere la stessa possibilità che le donne russe avevano ottenuto già quasi trent’anni prima. Ed è altrettanto impensabile per noi che alcune abbiano ottenuto solo nel 2005 questo diritto (nel Kuwait) e che ancora moltissime donne del mondo non abbiano ancora la possibilità di esprimere liberamente la loro opinione politica.

Questa dovrebbe essere la vera Festa della Donna: la donna che ricorda il passato di conquiste, che vive il presente gustando il profumo della libertà, che sogna e lavora per un futuro sempre migliore.

Sara Marchetti

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