La Web Community degli Studenti del Liceo Brocchi
12 nov
Di Alessandra Torresan 4CS
Anche quest’anno l’Hermes propone la rubrica dei racconti a puntate. Seguitela e leggete attentamente…non vi deluderà!!!
“…Perchè una realtà non ci fu data e non c’è; ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere; e non sarà mai una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile…” (G.Pirandello)
La punta metallica affonda in un mare candido e quieto. La penna scorre fluida sotto gli esperti movimenti sinuosi della mano, sicura di sé, certa del suo fine. Vorrei essere una penna. Una bella, superba Bic blu. Vorrei sapere a cosa sono destinata, quale sia la mia funzione; ed esserne certa, andare a colpo sicuro. Le lancette scattano improvvisamente: è mezzanotte, ma la metro non accenna il minimo cedimento agli oscuri artifici di Morfeo.
Un’insospettata folata di lavanda sale lentamente alle narici; una donna sulla quarantina procede senza fretta verso il suo binario. Dolce, riservata, tuttavia pungente ad istanti alterni. Probabilmente una buona baby-sitter. O, chi lo sa, forse solo la moglie di qualche rampollo della grande industria. Ogni odore racconta qualcosa delle persone: io sono semplicemente diventata brava ad interpretarlo. La stagnante puzza di sudore dell’uomo che ogni tanto mi scruta alzando gli occhi dall’incessante scribacchiare su una minuscola agendina a meno di quindici centimetri di distanza dal mio posto a sedere su questa squallida panchina, suggerisce ad esempio un carattere nervoso, irruento, ma comunque introverso. Una rabbia introspettiva: è questo che stava scaricando sull’innocente pagina dell’agendina; è questo che logorava incessantemente i miei pensieri. Le ultime ventiquattro ore. Gli ultimi istanti di frenetica e brulicante vita. Altra fragranza: dopobarba al muschio bianco. Altro pensiero, stavolta non una supposizione, ma immagini sfumate dallo scorrere continuo e inesorabile del tempo. La boccetta si infrangeva sul pavimento del salotto poche ore prima. Si diffondeva dolciastro e intenso il profumo in tutta la casa, come un’onda anomala che travolge la quiete del fondale. La mano che la stringeva era ancora sospesa a mezz’aria. Immobile, senza vita, maledizione, incapacitata a comprendere la possibilità di movimento e di azione. La voce ovattata dalle casse della vecchia TV arrivava chiara alle mie orecchie e a quelle di mio padre. La fine, semplicemente e drammaticamente era giunta l’ultima ora. Il sole avrebbe romanticamente inglobato in un estremo abbraccio l’intero pianeta. La mia Bic blu scivolava inerte dalla mia mano per ruzzolare sulle stupide formule del libro di chimica. Vorrei essere una penna. Vorrei solo questo, mentre osservo malinconica il volto grondante di sudore del mio vicino.
Tags: racconti a puntate
2 Responses for "Penne"
è un piacere leggerlo…..Alessandra scrivi veramente bene!!!!sembra di essere nella storia
io adoro la citazione di Pirandello!!
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